MacBeth

RIGUARDO ALLO SPETTACOLO

Mercoledì 15 Dicembre inizio della diretta 18H30 … seguita alle 19.00 dal film

Potrete vederlo qui :

https://urldefense.com/v3/__https://youtu.be/Mt9NSgMiOLs__;!!DOxrgLBm!RosyT137i7aX3D3NRKAPX7JYndInlnqRwfvQtRACvTeqJ9jydRs4i3CtqUcoer9OoTr_0A$

 

Ticket : 10€ a persona da versare sul conto : Le Piccole Canaglie

Conto IBAN BE64 6430 0563 3252 - BIC CODE: BMPBBEBB

Causale: inserire il nome e cognome dello spettatore

 

I soldi raccolti per la visione di questo film andranno a sostegno del prossimo spettacolo

IN TEATRO delle Piccole Canaglie, 26-27 Marzo 2022:

 

“WENDY & PETER”

… Perché una ragazza vale più di 20 ragazzi

 

Sono 2 anni che a causa del Covid non riusciamo ad andare in scena e ciò nonostante continuiamo a lavorare … abbiamo bisogno del vostro sostegno per il quale ringraziamo già da ora

 

Ad inizio 2020 il lockdown ci ha sorpreso mentre stavamo per cimentarci con l’adattamento del testo teatrale Macbeth. Tutto era pronto per cominciare a studiare il testo ed iniziare a metterlo in scena.

Pur di non abbandonare i ragazzi, e vista l’impossibilità di incontrarsi e di provare in teatro, ancora più bisognosi di un punto di riferimento in quei mesi difficili, abbiamo deciso di portare avanti il lavoro

attraverso  dibattiti on line e gruppi di approfondimento sulle tematiche proposte dal testo di Shakespeare (potere, dinamiche di gruppo, manipolazione, etc.).

Quando la situazione sanitaria lo ha permesso, abbiamo canalizzato questa energia  nella realizzazione di un lungometraggio;

unico mezzo espressivo che garantisse il rispetto delle regole sanitarie e la possibilità di portare avanti la nostra attività artistica.

Da questo lavoro di gruppo  è nato il film Macbeth.

Siamo coscienti che tutto questo sia il risultato della volontà dei ragazzi di condividere quelle uniche cose che erano condivisibili durante il lockdown: un progetto, una meta condivisa, un fil rouge con il nostro passato.

Ma comunque per tutti noi è stata una sfida che probabilmente non ci saremmo posti in altre condizioni.

 

Questo progetto inoltre ha rappresentato, per tanti ragazzi bilingue e con doppia nazionalità, un’opportunità per continuare a praticare la lingua italiana.

“Non facciamo teatro per diventare dei gradi attori … ma per crescere …

In teatro sono racchiuse centinaia di storie, migliaia di problemi e … altrettante soluzioni … E noi impariamo a guardarle senza giudicarle. Impariamo il valore del tempo vedendolo scorrere senza neppure accorgercene ma rincorrendolo per non perderlo così come impariamo il valore profondo delle parole …                                                                                                                                                                                                                         non buttandole lì a caso ma utilizzandole come ingranaggi di un meccanismo estremamente complesso, perfetto e meraviglioso.

Il teatro ci insegna a lottare a non arrenderci, a non accontentarci; ci ricorda che nulla viene regalato e che per ottenere qualcosa dovremo imparare il rispetto, la disciplina e la resilienza. Il teatro ci insegna la sconfitta, certamente, ma anche a come rialzarci per ricominciare; ci insegna ad accettare le critiche che ci fanno crescere e migliorare lasciandoci alle spalle quelle che potrebbero distruggerci;     ma soprattutto ci insegna che quando qualcosa finisce un’altra più emozionante ricomincerà e noi non  dovremo tirarci indietro e risparmiarci, ma viverla intensamente di nuovo attraverso nuovi occhi.

il teatro insegna il gioco di squadra: si sta insieme per raggiungere un grande obiettivo comune che è lo spettacolo. Attraverso la formazione costruiamo il nostro gruppo, creiamo le nostre regole sociali e portiamo fiducia e rispetto reciproco. Per poi alla fine separarci…per poi ancora ritrovarci in un nuovo spettacolo.

E quindi non è grave se non saremo dei veri attori, perché tutto quello che avremo imparato ci servirà in un qualsiasi altro mestiere e …nella vita”

Le Piccole Canaglie

“Oh, per una Musa di fuoco, capace di ascendere del risplendente empireo dell’invenzione: un regno per palcoscenico, generali per attori, e monarchi, a spettatori di un dramma grandioso! Una tragedia di così grande potere che si mormora non si possa neppure pronunciare il suo nome ad alta voce. Inizia con stregoneria e finisce nel sangue di 7 teste decapitate. Riti, sortilegi, profezie, incubi, visioni e brutali assassinii: “The Scottish Play”. Ma perdonate la scarsa, incerta ispirazione di chi ebbe l’ardire di portare in scena si epica vicenda; immaginate un fiero, forte, fedele, ferreo nobile scozzese che usurpa il trono e presidia il suo potere con tradimenti, sangue e follia. Ponendo dei quesiti di grande importanza in merito al Potere, Ambizione, Violenza e Morale la cui eco giunge fino a noi rimanendo nei secoli attuale. Una riflessione attraverso l’ossessione e il sentimento di colpevolezza di una Lady, che attraverso la follia ci fa riflettere sull’universalità della morte e la futilità della vita. Paragonando l’uomo ad un povero attore che si dimena su di un palco per poi uscirne ed essere dimenticato …

Scozia nell’anno del signore 1040. Re Duncan governa il paese da ormai 6 anni dopo la morte del padre di suo padre. È un buon Re, ma la Scozia non è un paese dove regna la pace; da ormai 200 anni è diviso in due parti, a nord i Vikinghi e a sud i Sassoni … ogni famiglia è guidata da forti leaders, furiosi combattenti. Sotto il regno di Duncan si ha finalmente la fortuna di poter forse essere tutti riuniti sotto un’unica nazione. Ma non tutti i capi famiglia vedono di buon occhio questa unione. Vorrebbero rimanere indipendenti e continuano a combattere Duncan. Alcune volte ottengono sostegno dall’Irlanda, altre dalla Norvegia, alcuni vorrebbero addirittura essere loro stesso Re di Scozia. Duncan invia una potente armata a combattere contro questi gruppi che si ribellano alla sua corona. Questa armata è guidata da nobili scozzesi con una grande esperienza in combattimenti … e tra di loro il più coraggioso, rispettato e forte di tutti, cugino di Duncan. Un eroe scozzese una leggenda il Tane di Glamis, il cui nome è Macbeth”.

Questa edizione del Macbeth – ci dice la regista – si pone come ideale prosecuzione del lavoro già avviato dalle Piccole Canaglie con le precedenti opere classiche. Sebbene il Covid le abbia rese impossibilitate a salire in scena in un vero teatro, sono ugualmente riuscite, grazie alla regia cinematografica di Geppy Amoruso, ad interpretare lo spettacolo fuori dal teatro e davanti una telecamera. La logica visuale sarà monumentale e visionaria: asseconderà la natura fantastica del testo che vede i suoi momenti fondamentali (apparizione delle streghe, visione del pugnale, fantasma di Banquo, apparizione dei Re, delirio del sonnambulismo di lady Macbeth…) tutti fortemente contrassegnati dal tema del sogno, del delirio, più in generale dell’irreale. L’ambientazione non collocherà l’allestimento in una precisa epoca, bensì in una dimensione atemporale sospesa tra medio evo e atmosfere da cinema; simultaneamente volgerà uno sguardo al presente, seguendo l’ispirazione dei costumi di Stefania De Santis e del trucco di Maria Pia Ancillotti e Germana Viglietta.

Partendo dagli studi condotti da Marta Martinelli, abbiamo cercato di attraversare il testo ponendoci delle domande sull’origine del male, e su altre grandi tematiche, che possiamo ritrovare in Macbeth. Infine tutti insieme, attraverso lunghi e sofferti dibattiti, ci siamo posti la domanda su come può un uomo, saldo nei suoi principi, forte ed innocente, trasformarsi in belva feroce … spero a presto e numerosi!